FAMIGLIE MISTE

La famiglia mista (anche la coppia è famiglia!), si caratterizza per l’appartenenza dei partner a gruppi culturali diversi. Questa diversità pone di fronte diverse sfide che vanno dalla comunicazione interna alla famiglia stessa alle relazioni sociali, cioè al mondo del lavoro, della scuola, delle amicizie e dei parenti acquisiti. La differenza culturale mette in gioco tutti i nostri  valori e credenze e ci invita costantemente a riflettere sulla validità dei nostri modi di agire e di pensare. Il supporto psicologico in questo caso è volto a sostenere e a dare valore all’interculturalità, perchè tutti i componenti della famiglia possano insieme elaborare nuove strategie di convivenza e appartenenza. Talvolta i rapporti con le famiglie di origine e le dinamiche con i nostri figli rendono difficoltoso questo percorso e si rende necessaria una presenza altra (il terapeuta) per agevolare l’armonia della nuova identità familiare. L’armonia si realizza quando è possibile mantenere le proprie radici culturali e allo stesso tempo ci si integra in una nuova cultura equilibrando i propri bisogni a quelli della nostra famiglia. La maggiore consapevolezza e il rafforzamento della comunicazione diventano cosi’ gli strumenti per trasformare le differenze in risorse.

Psicoterapia familiare


 Viene chiamata terapia familiare quella branca della psicoterapia che punta anche sulle risorse dei familiari per affrontare la sofferenza psichica.
Tale approccio si basa sulla collaborazione di tutta la famiglia (genitori e figli) in una consultazione finalizzata alla comprensione delle origini della sofferenza che si manifesta nel comportamento disturbato del figlio.
Si deve a una terapeuta umanista esistenziale come Irvin Yalom (2005) una bella definizione di psicoterapia: “Far succedere qualcosa di emotivamente importante per poi ragionarci sopra”.
In una terapia familiare possono succedere tre cose importanti, durante le prime fasi del lavoro:
–        Far parlare con il terapeuta un ragazzo in crisi, alla presenza dei suoi genitori, chiedendogli sia di lui stesso, sia del rapporto che ha con i familiari. Per quella famiglia potrebbe trattarsi di un’esperienza nuova, correttiva.
–        Facilitare il crearsi di un contesto di riflessione in cui i familiari s’interrogano collettivamente sulla storia del loro rapporto con il figlio/fratello/sorella, cercando di capire dove e come hanno involontariamente sbagliato, come hanno fatto a metterlo in difficoltà. Da ciò potrebbero emergere delle nuove riflessioni e aumentare l’empatia dei familiari verso il paziente.
–        Chiedere al genitore di raccontare al terapeuta, ma alla presenza del coniuge e dei figli, la storia della sua infanzia, le sue gioie ma anche le sue fatiche, i rapporti con i suoi genitori. Vedere in quel genitore, il bambino ferito, potrebbe aprire nuovi percorsi riconciliativi.
 
Psicoterapia di coppia


 Spesso la richiesta di aiuto da parte di una coppia nasce dal profondo dolore legato a uno specifico evento: scoperta di un tradimento, lettura di messaggi ambigui, minaccia di uscita di casa….
In altre occasioni invece la domanda racconta una vita di coppia insoddisfacente da molto tempo, in cui si segnala stanchezza, noia, assenza di entusiasmi e passioni legate a mancanza di dialogo, calo della sessualità…ingredienti insomma che rendono la relazione un luogo complicato da vivere e difficile da sopportare.
Ciò che accumuna i partner, nella richiesta di una terapia di coppia, è il desiderio di maggior benessere a fronte della forte delusione rispetto alle aspettative che ciascuno aveva riposto nell’ incontro con l’altro.
Essa può essere suddivisa in due momenti: la fase di consultazione e la terapia.
La fase di consultazione permette la presentazione dei problemi che la coppia intravede come sottostanti la crisi, aiuta la discussione proficua e interroga lo psicologo sulle possibilità di prendere in carico ciò che si rivela di sofferenze, delusioni, incertezze verso il futuro, sintomi.
Nel momento in cui, lo psicologo, riformulando la domanda “come possiamo aiutarvi?” si trova di fronte a richieste più consapevoli e meno vaghe, allora si può accedere alla seconda fase.
La terapia potrebbe condurre la coppia ad una nuova comprensione, intimità e benessere, con ritrovate forze; al contrario, far prendere atto della separazione e del fatto che nemmeno lo sforzo congiunto in terapia ha prodotto sufficiente cambiamento innovativo.
Il vantaggio di una separazione dopo o durante la terapia di coppia non è la diminuzione del dolore, ma la consapevolezza che le decisioni saranno rispettose di sé, dell’altro, della passata storia comune che può restare un valore.